Negli ultimi anni l'utilizzo di LinkedIn è stato gradualmente modificato dagli utenti come vetrina promozionale. L'algoritmo è stato così modificato per premiare:
contenuti che generano engagement (like, commenti, condivisioni);
post provenienti da creator e aziende attivi;
messaggi che stimolano interazioni professionali, consensi.
Questo ha spinto molti utenti e brand a confezionare contenuti più accattivanti e “market-oriented”, spesso a scapito della genuinità.
LinkedIn è diventato molto più di un luogo per cercare lavoro e condividere contenuti a scopo informativo. Oggi è una vetrina personale e aziendale. Molti utenti lo usano per:
costruire il proprio “personal brand”;
attrarre clienti o investitori con slogan e contenuti superficiali;
vendere (non informare)!
Di conseguenza, molti contenuti sono progettati per promuovere prodotti, servizi o competenze. Lo scopo si riconduce a quella comune necessità di ottenere consensi, approvazione e niente più. Dietro la continua autopromozione si nasconde quindi una necessità di consenso che colma una lacuna personale e che non genera alcun valore per il mondo del lavoro e delle professionalità.
C’è ormai una “cultura del post vincente”: chi ottiene molte visualizzazioni o engagement viene percepito come autorevole. Questo spinge gli utenti a usare tecniche di marketing piuttosto banali e scontate — storytelling, copy da pubblicità, call-to-action — per guadagnare attenzione. E’ un circolo vizioso che porta alla necessità di esserci sempre perché poi, se non ci sei, se d’improvviso non ti promuovi, hai perso!
LinkedIn oggi evidenzia la mancanza di uno spazio per i contenuti più autentici! Quei contenuti che danno informazioni utili agli utenti per orientarsi nel mondo del lavoro.
LinkedIn, dal canto suo, ha incentivato i “post creator”, ma non ha ancora un vero spazio per conversazioni più riflessive o spontanee e costruttive sul mondo del lavoro, sulle professionalità, sulle ricerche in ambito lavorativo e di cambiamento dei mercati. Questo porta a un sovraccarico di post “in stile vetrina” che alla lunga risultano avere un effetto opposto sulla platea rispetto a quello desiderato dagli stessi post creator.
Il vero valore lo trovi sempre più raramente perché gli spazi vengono occupati da chi ha necessità di nutrire quotidianamente il proprio ego e la paura di non essere accettato. Un po' come erano i primi social a larga banda come FB e TW.
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